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Cercano i pozzi perduti della prima città europea delle Canarie, e quella città è qui

Cercano i pozzi perduti della prima città europea delle Canarie, e quella città è qui
Femés, the church "San Marcial de Rubicón" · Dguendel · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

Nel 1402, quando a Lanzarote arrivarono i normanni di Jean de Béthencourt, fondarono una città e la chiamarono San Marcial del Rubicón. Fu il primo insediamento europeo delle Canarie: prima di Las Palmas, prima di Santa Cruz, prima di tutto il resto. Poi sparì.

Da sette anni un gruppo di archeologi scava per rimetterla insieme. E quest'anno cercano una cosa precisa: l'acqua.

I pozzi che forse ci sono

Di pozzi, nel sito, ne conoscono quattro. Ma le fonti scritte del Cinquecento e del Seicento ne lasciano intuire altri, e le testimonianze orali raccolte sull'isola parlano di sei o sette. Il barranco sotto indagine, in quei secoli, fu sfruttato moltissimo.

La campagna di quest'anno serve a confermarli o a escluderli: si cercano strutture legate all'uso dell'acqua. Su un'isola che l'acqua non ce l'ha, sapere dove la prendeva la prima città europea delle Canarie non è un dettaglio: è la ragione per cui quella città poteva stare in piedi.

Chi scava

Il gruppo è multidisciplinare e lo guidano gli archeologi María del Cristo González, Esther Chávez, Nona Perera, Luis Alejandro García e Miguel Ángel Hervás. Con loro l'impresa Baraka Arqueólogos e gli studenti delle due università canarie, la Universidad de Las Palmas e la Universidad de La Laguna.

Dietro ci sono quattro enti: il Governo delle Canarie, le due università pubbliche e il Comune di Yaiza. Quattro firme su uno scavo, per sette anni di seguito, non capita spesso.

Che cosa stanno cercando davvero

Non oggetti da vetrina. Cercano come si viveva: da dove veniva la gente, che cosa faceva tutto il giorno, come stava insieme. È la differenza fra una targa su un muro e una città che si capisce.

Questa settimana il sindaco di Yaiza Óscar Noda, l'assessora al Patrimonio Silvia Santana e l'assessore Rubén Arca sono andati a vedere il cantiere e hanno ringraziato chi ci lavora.

Il nome di quella città sopravvive in una chiesa bianca a Femés, che ancora si chiama San Marcial de Rubicón. Il resto sta sottoterra, e lo stanno riportando su un secchio alla volta.

Pamela Maletti

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